Il segreto è il gusto di stare insieme, condividendo la stessa grande passione. Una vera e propria famiglia allargata quella dei “Pisani al Nord”, con un amore che aumenta forse anche per la distanza dalla città della Torre pendente. Maurizio Bertelli, per tutti “babbo”, è una delle colonne del Club. Con allegria contagiosa ci racconta la sua storia, piena di aneddoti e gustose curiosità. A partire da una sofferenza, quella per il luogo di nascita…

Perché i Pisani al Nord ti chiamano “babbo”?

Perché sono il più vecchio della truppa.

Dove vivi?

Abito a Gallarate, prima vivevo a Corsico.

Sei nato a Pisa o al Nord?

Questo è un tasto dolente. Sono nato a Milano, ma per errore…

In che senso?

Sono nato “settimino”… mia madre ha avuto le doglie alla Stazione Centrale di Milano, mentre prendeva il treno per andare a Pisa a farmi nascere. Per questo sono nato a Milano, ma lo nego anche a me stesso, tanto che se mo lo fanno notare… mi arrabbio.

È stato il babbo a trasmetterti la “pisanità”?

Sono stati entrambi i miei genitori, Silvano e Annamaria. Appena c’era una festa andavamo a Pisa. Non senza difficoltà, perché avevamo una 600 e le strade, allora, erano davvero brutte.

Silvano e Maurizio Bertelli
Ricordo che una volta, al pub Geko, raccontavi delle prime trasferte dei tifosi nerazzurri al Nord, negli anni Sessanta-Settanta. Ce ne puoi parlare?

Mio padre era stato trasferito a Milano dalla sua ditta, la Saint Gobain, insieme a molti altri colleghi. La Saint Gobain aveva dato le case, perciò abitavamo tutti assieme nel quartiere Zingone o a Cesano Boscone. Quando il Pisa giocava al Nord ci muovevamo in massa. In pratica abbiamo precorso i tempi dei “Pisani al Nord”. Ricordo trasferte a Como, Monza, Varese, Mantova, Torino… a Novara rimediammo un 7 a 1 che ci mandò in serie C. Qualche anno fa a Novara sempre contro il pisa vidi Giovanni Udovicich (giocatore del Novara dal 1958 al 1976, ndr). Aveva ancora la faccia antipatica di quel tempo… ho fatto fatica a trattenermi.

Qual è il primo ricordo che hai di Pisa?

Le tavolate per le feste e il girare nel quartiere di San Giusto, sentendo dire che “erano arrivati i milanesi”…

Ci puoi spiegare in cosa consiste il tuo lavoro?

Mi occupo della gestione degli agenti per un’azienda alimentare. Questo mi porta spesso in giro per l’Italia ed anche all’estero. Altro non saprei fare, sono 30 anni che lo faccio e finché riesco lo farò.

Come te la cavi in cucina?

Vivo da solo ma ti garantisco che in cucina… nessuno è peggio di me.

Il tuo piatto preferito?

Arista al forno con bietola ed erbette.

Che significa, per te, il club Pisani al Nord?

L’anno scorso ci siamo sentiti con Michele Vitagliano. Entrambi avevamo l’idea di provare ad aggregare un po’ di pisani residenti al Nord. Finimmo per trovarci in sei in una pizzeria di Milano, a gennaio, e con Francesco Fasulo abbiamo indivuato un luogo (il pub Geko, ndr) dove vedere le partite assieme. Poi abbiamo iniziato a organizzarci per le trasferte, sia quelle più vicine, al Nord, che le partite in casa all’Arena Garibaldi, per noi comunque trasferte. Devo dire di aver trovato persone splendide con cui condividere una passione. Le nostre trasferte, infatti, non si limitano solo alla partita. Sono veri e propri “eventi” da vivere dal primo all’ultimo momento.

Ho visto una foto in cui tua figlia era con te a Storo. Cosa significa per te?

Guarda, il fatto che mia figlia Margherita ieri sia venuta a Storo per me è una gioia che non posso descrivere. Mio padre mi ha cresciuto a “pane e Pisa”, non posso pretendere di fare la stessa cosa con mia figlia, che giustamente ha altre passioni. Però era contenta di essere venuta a Storo, non si è per nulla stufata e proprio oggi mi ha chiesto quando andremo a Pisa. È stato bello sentirglielo dire. Con mia figlia siamo alla terza generazione di tifosi nella famiglia Bertelli.

Ricordi la prima volta all’Arena Garibaldi? Con chi eri?

Settembre 1967, ero con mio zio Mario (fratello di mio padre): Pisa-Messina, finì 5 a 0 per noi. Le scuole iniziavano il 1° ottobre perciò io ero ancora a Pisa, dove mi trasferivo a giugno, appena finite le lezioni. Ritornavo a Milano, ogni anno, il 30 settembre…

Mi diresti il giocatore del Pisa che ti è rimasto nel cuore?

Ricordo Barbana per il gol a Pagani. Piaceri e Gugliemoni quando ero piccolino e poi Kutuzov, Castillo, Cerci, Favasuli a Perugia. Non riesco proprio a sceglierne uno solo… guarda, ora che ci penso ricordo Barontini a Monza (nel vecchio stadio): si fece zero a zero. Era l’anno in cui purtroppo retrocedemmo. Mia mamma era nera perché gli avevo rovinato il vestito con una cingomma. Il mio babbo portava in braccio mio fratello piccolo. In quel momento arriva Barontini e babbo gli chiede: “Allora, ci salviamo?”. La risposta fu questa: “Se gli altri ci fanno vincere sì”. Ripensadoci dopo anni ho capito che il babbo aveva un carattere unico.

Cosa servirebbe per risalire subito in B? Come ti sembrano gli acquisti sino ad ora?

Ho visto il Pisa a Storo, secondo me siamo messi bene. Mi preoccupa un po’ la difesa perché il metodo zemaniano porta a giocare alto e qualche richio di prendere contropiede c’è. Forse servirebbero due difensori veloci. Però chiedi a Lorenzo Gioli, lui ci capisce… (ride).

Margherita Bertelli con Umberto Eusepi

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