Il cognome che porta denota origini lontane. Gli ha creato qualche problema: pochi, infatti, riescono a pronunciarlo o memorizzarlo come si deve. Alessandro Veicsteinas, “pisano atipico”, come lui stesso si definisce, ha origini lituane. Sistemista informatico, è sposato con Ruth, catalana, ed ha una bimba di otto anni, Erika. Vive a Milano ma ogni occasione è buona per andare a trascorrere un po’ di relax a Pisa con la sua famiglia.

Il tuo cognome di certo non passa inosservato. Ci parli delle tue origini?
Volentieri. Come dici tu il mio cognome non passa mai inosservato. Ricordo le difficoltà degli arbitri a fare la chiama quando “giocavo” nella Garzella, o i miei compagni che lo “storpiavano” simpaticamente. Tutt’oggi mia figlia a scuola, ha gli stessi problemi. Sono felice però che il mio cognome non sia comune e che abbia una storia e delle origini importanti. Mio nonno dopo la Prima guerra mondiale venne in Italia a studiare all’Università di Milano, da Vilnius, Lituania, e da allora non tornò più a casa anche a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale e dell’introduzione delle leggi razziali del 1938. Della famiglia di mio nonno so poco o nulla, purtroppo, ma so cosa fecero i tedeschi quando arrivarono a Vilnius ed è una cosa terrificante.

Tempo fa mi hai raccontato dei tuoi nonni e della loro fuga dalle persecuzioni. Ti va di parlarne?
Le storie qua sono due, quella dei miei nonni materni e quella dei miei nonni paterni. Mia nonna materna nel ‘38 fu allontanata da scuola, suo padre fu espulso dal posto di lavoro, e mia nonna, insieme a tutta la sua famiglia di origine e a mio nonno si dovettero nascondere nel Maremmano. Furono molto fortunati, perché riuscirono a tornare a casa, mentre altri parenti purtroppo furono deportati dai nazisti. Per quanto riguarda invece la famiglia di mio padre, mia nonna ebbe la forza di nascondersi insieme a mio nonno e a mio padre, appena nato, nel Lecchese. Aiutati da una famiglia del luogo, riuscirono a salvarsi.

Dove abiti e da quanto tempo vivi lontano da Pisa?
Io sono un “pisano atipico”, sono stato adottato da Pisa nell’85 quando avevo 10 anni, mi sono trasferito a Tirrenia per motivi familiari e ci sono rimasto fino al 1999. Prima abitavo a Milano, dove sono nato. Di certo inizialmente non è stato facile passare da una grande città come Milano a un paese come Tirrenia, ma poi ti ci abitui, ci stai bene e fare il passo indietro dopo 20 anni è stato difficile. Ho frequentato le medie a Marina e il “Matteotti” a Pisa, sono stati gli anni della mia adolescenza, con un bellissimo gruppo di amici nel litorale e con i compagni dell’IPC che ho ritrovato ultimamente dopo 25 anni e con i quali ho ripreso volentieri la frequentazione.

Come ti trovi a Milano?
Milano è una grande città o la si odia o la si ama. La si ama per le mille opportunità che offre, sia dal punto di vista dei divertimenti che nell’ambito educativo e lavorativo. La si odia a causa del traffico, inquinamento, microcriminalità ecc…. Milano è una grande città con tutti i suoi pro e contro e diciamo che volendo ci si può stare anche bene, basta ritagliarsi il proprio spazio. Oltre tutto mi trovo bene anche perché tutta la mia famiglia vive qua.

Se non sbaglio tua moglie non è italiana…
Ruth è di Barcellona. È impiegata presso una struttura privata ospedaliera. Mia moglie è una donna eccezionale perché ha rinunciato ad una città meravigliosa come Barcellona e si è allontanata dalla sua famiglia solo per stare con me e questo mi rende orgoglioso di lei perché sono scelte di vita non facili.

Ci puoi parlare un po’ del tuo lavoro?
Sono sempre stato un appassionato di tecnologia e di computer, sin da quando mio papà mi regalò un Commodore Vic 20, quando avevo 6 anni. Da quel momento la passione per il computer non mi ha mai abbandonato. Ora sono sistemista e fornisco assistenza tecnica presso la Divisione Sistemi Informativi di una grande università milanese.

Cosa ti manca di più di Pisa?
Di Pisa mi manca il periodo, era il periodo dell’adolescenza, in cui iniziavo ad uscire e a divertirmi con gli amici, l’idea che comunque potevamo andare in giro tranquillamente a scuola o nel tempo libero per la città senza essere accompagnati e senza preoccupazioni.

In che zona ha vissuto?
Principalmente a Tirrenia e sul litorale, a Pisa ci andavo per studiare, ricordo i bus presi alle 7 del mattino per andare a scuola e le giornate passate in classe con i miei compagni oltre che alla meravigliosa compagnia del litorale e alle giornate estive al mare con loro.

Hai ancora parenti lì? 
A Pisa ci sono i miei zii e mia cugina “gemella”, che mi manca tantissimo perché non abitiamo più vicini. Principalmente torniamo d’estate o quando c’è qualche giorno di festa.

Mi diresti un pregio dei pisani?
Determinati e ostinati fino al raggiungimento del loro obiettivo, non mollano mai.

E un difetto?
Danno subito un giudizio prima di conoscere bene le situazioni, sono grandi “bubbolatori” (e mi ci metto anche io (ride). Ma forse questo non è solo un difetto dei pisani, ma degli italiani in generale.

Ricordi la tua prima volta all’Arena Garibaldi? 
Allo stadio sicuramente mi hanno portato i fratelli di mio zio, grandi tifosi nerazzurri da sempre, che ringrazio per la passione che mi hanno tramandato. Purtroppo la mia prima volta non la ricordo, ma ho scolpiti nella memoria i gol di Faccenda di testa contro il Torino, per la salvezza in serie A.

Il giocatore del Pisa che ti è rimasto nel cuore? 
Lamberto Piovanelli non si può scordare, non si possono dimenticare i suoi gol.

E gli altri momenti nerazzurri che non dimenticherai mai?
Il gol d’esordio di Simeone contro il Lecce, e il gol di Mario Been da centrocampo, se non erro contro il Messina, per non parlare di Romeo, grande personaggio di altri tempi che definire solo Presidente è limitante. Tra le partite che non dimentico ci sono anche le più recenti Pisa-Monza, per il ritorno in B, o l’amara Albinoleffe-Pisa. Ma mi piace ricordare anche la bellissima trasferta a Gorgonzola coi pisani al nord: fu una giornata perfetta, con una bella vittoria e una grande mangiata tutti insieme.

Come definiresti i “Pisani al Nord”?
Sono un grande gruppo e una grande famiglia, gente che si vuole bene ed è pronta ad ascoltarti, sono nate grandi amicizie al di là del tifo per il Pisa che unisce il gruppo. A questo proposito voglio cogliere l’occasione per ringraziarli tutti personalmente per la giornata di rispetto e silenzio che hanno voluto dedicarmi in quella triste giornata di ottobre 2017 in cui è venuto a mancare mio babbo a causa di una grave malattia.

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