Alla fine hanno vinto i no. Niente fusioni per i Comuni toscani chiamati al voto (per unirsi servivano due sì). Ratificata solamente una fusione, quella tra Barberino Val d’Elsa (4.400 abitanti) e Tavarnelle Val di Pesa (7860), in provincia di Firenze. Dopo il via libera del Consiglio regionale i due Comuni saranno uno solo, a partire dal primo gennaio. A Tavarnelle i sì alla fusione sono stati pari all’82,06%, mentre a Barberino l’asticella dei favorevoli si è fermata al 67,74%.

Le altre quattro fusioni sono saltate. Vediamo quali sono i paesi dove ha vinto lo status quo: Rapolano Terme (5.338 abitanti) e Asciano (7.076); Montepulciano (13.984) e Torrita di Siena (7.522) ; Dicomano (5.665) e San Godenzo (1.258) nel Fiorentino; Bibbiena (12.203) e Ortignano Raggiolo (881) in provincia di Arezzo. In totale erano poco più di 51mila gli elettori chiamati alle urne. Sono andati a votare 22.854, pari al 44,51% degli aventi diritto. L’affluenza più alta si è registrata a San Godenzo, con il 71,59%. La più bassa a Montepulciano (33,2%).

Il politologo Gianfranco Pasquino sul Corriere fiorentino ha fatto alcune interessanti riflessioni sul voto. “Molti sono i casi dove ‘piccolo’ è ‘davvero bello’, Comuni governati con soddisfazione dei loro cittadini possono anche non aver bisogno di fondersi, correndo il rischio di una fase di difficoltà burocratiche e di disservizi. Le fusioni – ha aggiunto – bisogna saperle argomentare non soltanto sottolineando eventuali vantaggi economici”

Ma c’è un però, come rileva Pasquino: “Non tutte le ’emozioni’ dei cittadini debbono essere considerate positivamente. Il chiudersi dentro le proprie mura è rassicurante per un po’ di tempo, ma riuscire a costruire qualcosa di più grande in maniera equilibrata può essere sia per gli anziani sia per i giovani una sfida con conseguenze sociali vantaggiose. I cittadini dovrebbero essere incoraggiati a pensare un po’ più in grande e in avanti, per il futuro”.

Foto: Wikipedia

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