Nelle sale è appena uscito il film dell’anno, “Il nome della Rosa“, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco. Il protagonista è Sean Connery, che interpreta Guglielmo da Baskerville, il dotto frate-investigatore. Ne parlano tutti, sui giornali e in tv. Qualcuno ha già letto il libro e conosce la storia, ma la maggior parte la ignora. A diversi di loro il finale viene svelato (oggi diremmo spoilerato) in modo alquanto bizzarro: qualche buontempone, infatti, con un pennarello nero scrive su una locandina posta all’angolo tra Corso Italia e via San Giuseppe Cottolengo: “L’assassino è il cieco”.

La “vasca” in Corso Italia una volta era arricchita dalla curiosità di vedere quali film erano in programmazione all’Astra, all’Italia e al vicino cinema Ariston. In poche decine di metri potevi trovare il meglio dei film appena usciti nelle sale. Parlo degli anni Ottanta, quelli della mia infanzia. Ma era così da decenni. Negli anni Cinquanta a Pisa c’erano l’Odeon e il Mignon a Tramontana, l’Astra, l’Italia, l’Ariston e il Nuovo a Mezzogiorno. Si usava anche il Teatro Rossi, in fondo a Piazza Carrara, per gli spettacoli di seconda visione. E altre due sale venivano aperte nei fine settimana, il Redini (in via Pietro Gori) e l’Aurelia, a Porta Nuova. A questi si aggiungevano le numerose sale parrocchiali: l’Arena (Porta a Lucca), Lux (Piazza Santa Caterina), Don Bosco (via dei Mille), Lanteri (Porta a Piagge), il Campano (via San Frediano), l’Arno (a Porta a Mare), la Sirenetta (a San Giusto).

Oggi in centro è rimasto solo l’Odeon, per fortuna multisala. In Corso Italia c’è il deserto. Resistono il Lanteri a Porta a Piagge e l’Arno in via Conte Fazio. E chi ha la macchina può spostarsi a Pisanova per l’altro multisala, l’Isola Verde.

Questo rimescolamento delle carte non è secondario. Ha prodotto cambiamenti anche nelle abitudini e nelle serate dei pisani, con una minore fruizione della città. Perché, diciamo la verità, andare al cinema era anche l’occasione per farsi un giro in centro, mangiarsi un quarto di pizza o una schiacciata con la cecina e, subito dopo cena, godersi un bel film. E una città più vissuta, con le persone per strada e diverse attività commerciali aperte, trasmette maggiore sicurezza.

L’avvento di videocassette e dvd, e poi in modo più massiccio le pay tv e i servizi in streaming sempre più efficienti e accessibili a tutti, hanno profondamente cambiato il nostro modo di vedere i film. Il mutamento si è tradotto, lentamente, con la crisi del settore, che ha portato alla chiusura dei cinema mono sala e lo spostamento in periferia. Non è un fenomeno che riguarda solo Pisa. Anche a Milano, ad esempio, nel centralissimo Corso Vittorio Emanuele i cinema sono spariti, uno dopo l’altro. Ne è rimasto solo uno, un grande multisala.

Vedere i resti del glorioso Cinema Ariston (nella foto) mette profonda tristezza. C’è l’idea di recuperare l’immobile ricavandone appartamenti (e posti auto), cosa che presumibilmente avverrà non prima di alcuni anni, permessi e burocrazia permettendo. È una buona cosa, tutto sommato, perché uno stabile ridotto in quelle condizioni fa male a tutti.

Ma lasciateci sognare: non sarebbe male se in quel luogo potesse rinascere un cinema, o magari uno spazio polifunzionale in grado di ospitare concerti ed eventi, oltre ai film che è sempre più emozionante vedere sul grande schermo. Ci vorrebbe un progetto in tal senso, che non può dipendere, ovviamente, solo da chi amministra la città. Se in mezzo a quelle strade, in pieno centro, riaprisse almeno un cinema, sarebbe un bel segnale di cambiamento.
Purtroppo, però, è solo un sogno di chi scrive. La proprietà, una società di Firenze, aveva predisposto un Piano di recupero, concordato con la vecchia amministrazione. Ma l’iter non si è concluso in tempo prima delle elezioni. A breve si riapriranno i giochi con la nuova giunta.

2 Commenti

  1. lucia mariani Rispondi

    un tempo la città si viveva anche perchè si poteva parcheggiare l’auto non lontano dai cinema o dal teatro. la vita oggi è cambiata completamente,la sera dopo cena una donna sola che intende andare a teatro, ad esempio,si trova a fare lunghi percorsi a piedi, e,dati i tempi che corrono, nelle ore più tarde rischia di essere aggredita. Le troppe zone a traffico limitato hanno prodotto molti cambiamenti negativi anche per i commercianti e hanno contribuito a spopolare i centri storici. Che oltretutto sono stati imbruttiti da molti interventi. basta guardare Piazza Vittorio Emanuele cosa è diventata… Povera Pisa…Il fatto che questi cambiamenti in negativo si trovino anche in altre città o frazioni non rende la cosa più accettabile…

  2. i cinema in centro li rimpiango parecchio … le auto in corso italia per niente.

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