“È vero: c’è tantissimo vino sui mercati ma c’è sempre spazio per qualità e novità – riprende il discorso Michele Shah, in Italia da più di trent’anni quale critica di vini nonché consulente di marketing del settore –. I nuovi mercati diventano velocemente maturi, basti pensare al ruolo dei social network. Si viaggia molto. Il turismo è in crescita e ovviamente l’appeal della Toscana fa la differenza: qui si cerca la classicità, la storia, la tradizione. E il millennial è un consumatore prezioso: magari meno leale rispetto a quello di un’altra fascia d’età, ma più curioso e che va alla ricerca di vini territoriali, vitigni autoctoni. A un vino chiede freschezza, autenticità, piacevolezza, eleganza, una bassa gradazione alcolica, un ottimo rapporto qualità-prezzo e manifesta sempre più attenzione per i vini biologici”.
Il bel casale immerso nel verde della Badia di Morrona (una proprietà, appartenenete alla famiglia Gaslini Alberti, di oltre 600 ettari di terreno, di cui 110 vitati), sorge in una delle zone più vocate alla produzione di vino, Terricciola: da qui ci dirigiamo alla scoperta di alcuni caratteri distintivi dei vini pisani quali si presenteranno a stretto contatto con il suo fascinoso territorio. E lo facciamo partendo da un’altra grande tenuta agricola, Torre a Cenaia, che sorge nel comune di Crespina Lorenzana, in val Tora, ai piedi delle colline pisane e la cui estensione raggiunge i 500 ettari (di cui 33 vitati). La forza dell’azienda, che è anche una riserva di caccia, risiede nella sua offerta quantomai differenziata. La famiglia Terzi Coppini, imprenditori lombardi, ne è oggi titolare e si avvale della consulenza di uno dei nomi più prestigiosi dell’enologia mondiale, Graziana Grassini, conosciuta anche come Lady Sassicaia. E l’incontro avviene con l’enologo originario dello Sri Lanka, Roshan Abenaim. Il Torre del Vajo 2015 (Sangiovese, Cabernet Sauvignon e piccole percentuali di Syrah) è un rosso toscano che spicca per la bella sapidità e per i tannini non troppo aggressivi. Una decina le etichette dell’azienda, ma l’offerta è ampia e si allarga spaziando anche alla parte ristorativa (l’Osteria, ma anche il pub e la pizzeria) e al Birrificio Agricolo J63 il cui punto di forza sta nell’impiego delle materie prime (come l’orzo) a chilometro zero.