Il mare è così brutto che la sola idea di metterci piede fa paura. Marco, però, non sente storie. Due bambini sono in acqua, in gravissimo pericolo. Lui si tuffa, combatte con le onde e li mette in salvo. Poi però viene risucchiato e non ce la fa a tornare fuori. Il suo corpo senza vita verrà recuperato dopo una settimana. L’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, volle premiare quel sacrificio con la medaglia d’oro al valore civile.

Il 21 agosto, a 14 anni di distanza da quel terribile giorno, in piazza Viviani a Marina di Pisa (alle 18) si terrà la cerimonia di commemorazione per Domenico Marco Verdigi. Sarà presente l’assessore Paolo Pesciatini del Comune di Pisa e i genitori del ragazzo.

Per non dimenticare il loro caro figlio i genitori nel 2005 hanno dato vita ad una onlus: l’Associazione Domenico Marco Verdigi finanzia progetti destinati alla creazione di servizi per bambini ammalati e in situazione di forte disagio sociale, affettivo, economico e all’acquisto di macchinari medici per l’infanzia (guarda il sito dell’associazione).

Marco aveva 23 anni e viveva con la famiglia a San Martino Ulmiano (San Giuliano Terme). Faceva il carrozziere ma voleva arruolarsi nell’esercito. Quel giorno aveva deciso di andare al mare lo stesso, nonostante il forte vento di libeccio e i cavalloni, per tirare due calci al pallone, senza fare il bagno. Ma quando vide i due bimbi risucchiati dalla corrente di risacca, non ci pensò un secondo e si tuffò. Prima ne salvò uno, poi si rituffò per cercare di aiutare l’altro, insieme ad altri bagnanti. Andò tutto bene, i bambini vennero salvati, ma mentre Marco tentava di risalire sugli scogli, fu travolto da un’onda che se lo portò via, per sempre.

“Mio figlio non  era un eroe – disse la mamma Carla – era un ragazzo altruista, disponibile e generoso. Ha compiuto un gesto per lui normale e lo avrebbe ripetuto mille volte senza pensarci”.

Un monumento di marmo ricorda Marco sul lungomare di Marina. Ha il volto sorridente e i capelli lunghi. Un vero eroe che non vogliamo e non possiamo dimenticare.

Foto: Pisainformaflash

 

 

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2 Commenti

  1. Luca Cappabianca Rispondi

    Le parole della madre furono “«Mio figlio non era un eroe, era un ragazzo altruista, disponibile e generoso. (…)”». Durante la scrittura dell’articolo vi è stata una piccola svista, che fa però travisare il senso del discorso.

  2. Orlando Sacchelli Rispondi

    Ha ragione, grazie della segnalazione! Mi scuso con i lettori e con la mamma del povero Marco.

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