Una vita in attesa dell’attimo giusto, per cercare di renderlo immortale. Fare foto è ricercare costantemente questo obiettivo. Una ricerca spasmodica che richiede capacità, strumenti e sacrifici. Ma soprattutto passione. Gabriele Masotti ne ha da vendere. Predilige lo sport (non solo il calcio) e tutto ciò che trasmette “pisanità”, ma tra i suoi scatti troverete anche altri soggetti. In questa chiacchierata con L’Arno.it Gabriele ci parla un po’ di sé.

Come nasce la sua passione per le foto?
Alla fine degli anni 70, quando aspettavo con trepidazione la copia del Tirreno del lunedì per guardarmi le foto delle partite del Pisa. Non c’erano i mezzi tecnici e di divulgazione di adesso e quelle foto in bianco e nero, un po’ sgranate e magari poco dettagliate, erano l’unico modo per poter ammirare le gesta dei nostri eroi in nerazzurro. Mi affascinava sia l’aspetto tecnico e figurativo delle foto, ma anche l’aspetto emozionale dal punto di vista del fotografo: essere lì, dentro l’evento, documentarlo ed in un certo senso farne parte. Fu poi il Guerin Sportivo a trascinarmi definitivamente in questa passione. Ogni settimana pubblicava “Il Film del Campionato” con le migliori foto dagli stadi della Serie A. Foto eccezionali, che mostravano azioni e particolari impossibili da percepire guardando i servizi mostrati in tv.

Ha fatto dei corsi?
No. Quel poco che so l’ho imparato autonomamente, sbagliando tanto.

Per chi lavora?
Attualmente collaboro con una agenzia di stampa, alla quale trasmetto una parte delle foto che realizzo durante le partite. Il resto del materiale, poi, lo pubblico sul mio sito internet (guarda).

Ricorda la prima foto che ha scattato?
A parte qualche foto scattata da bimbo con la vecchia Closter a telemetro di mio padre, la prima foto scattata con una macchina “mia” (una Nikon FE2, regalo di maturità, anno 1985) è un classico: una rosa in giardino. Le prime foto sportive risalgono ai tempi del Pisa di Romeo Anconetani: Comunale di Torino, Juve-Pisa 3-1, dalla gradinata. Emozione indimenticabile.

Ce n’è una, invece, a cui è rimasto particolarmente affezionato?
Difficile dirlo. Una foto che mi ha dato tanta soddisfazione è il primo piano a Rino Gattuso con la coreografia della Curva Nord alle spalle in occasione della semifinale dei Playoff del 2016, contro il Pordenone. Ma è una foto statica, non di quelle che mi piace fare. Dal punto di vista spettacolare, e del valore simbolico, ricordo volentieri il colpo di testa vincente di Viviani (foto in alto) nel derby col Livorno del 2009. L’ammucchiata in area, le maglie stiracchiate, le facce stravolte, la fortuna di aver beccato l’attimo. E poi la vittoria nel derby…

Qual è la cosa più importante da fare/avere/pensare/immaginare per un fotografo?
Avere fantasia, intuizione e capacità di vedere le cose in modo creativo. Pensare laterale, cioè non fermarsi ai punti di vista canonici, ma svariare, cercare il non già fatto. Saper immaginare efficacemente il risultato finale dello scatto. La buona foto nasce prima nella testa di chi la fa. Nel fare, infine, potremmo riassumere una serie di comportamenti virtuosi: documentarsi, confrontarsi, provare. Migliorarsi. Chi ha queste qualità (a me basterebbe averne anche solo una…) può legittimamente considerarsi un buon fotografo.

Nello sport immortalare gli atleti permette di gustare, con calma, alcuni momenti altrimenti impossibili da vedere. Quanto contano bravura, tecnica e fortuna?
Spesso dico scherzando che la foto sportiva è per il 50% tecnica, per il 50% fortuna, e il resto è bravura… Parlando seriamente dico che… è veramente così! La bravura, o semmai l’occhio, ovvero la conoscenza della disciplina e le sue modalità di sviluppo, possono servire per prevenire certe situazioni e farsi trovare pronti quando accadono. Ma se non hai l’attrezzatura giusta e la fortuna di beccare l’attimo…

Durante le partite scatta a raffica e poi ricerca il bello oppure usa un altro metodo?
Nello sport la raffica è quasi sempre necessaria. Nelle discipline che si svolgono in modo molto veloce, poter scattare più fotogrammi in poco tempo permette di indovinare con più facilità quello più efficace. E comunque può non bastare. Tu scatti, poi sollevi un attimo il dito dal pulsante ed ecco che succede qualcosa che non avevi previsto…

C’è una foto storica che avrebbe voluto scattare lei?
Il pullman scoperto con sopra i giocatori del Pisa durante i festeggiamenti della promozione in B del 2007, sui lungarni gremiti di gente, ripreso dall’alto. I lungarni, il Ponte di Mezzo, la fiumana di gente, il pullman nel mezzo, la festa: Pisa e la pisanità in uno scatto. Un mirabile esempio dell’applicazione di quei requisiti di cui abbiamo parlato prima. Foto strepitosa.

Progetti futuri?
Continuare per quanto possibile a fare foto sportiva, alla ricerca dell’attimo.

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